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Il magistrato Tona al Dell’Acqua di Legnano: “Oggi la mafia offre servizi sfruttando le fragilità”

Il consigliere della Corte di Cassazione Giovanbattista Tona ha tenuto una lezione al’Istituto Dell’Acqua di Legnano sul tema delle influenze della mafia nel tessuto socio-economico del Nord Italia insieme ad altri illustri relatori

Generico 31 Mar 2025

Il 2 aprile 1985, a Pizzolungo, frazione di Erice in provincia di Trapani, un’autobomba destinata al giudice Carlo Palermo esplose uccidendo involontariamente Barbara Rizzo e i suoi due figli gemelli, Giuseppe e Salvatore Asta. L’obiettivo dell’attentato era fermare le indagini su un vasto traffico di armi e droga, con ramificazioni tra il Nord e il Sud Italia. Un’azione di guerra della mafia contro chi, come Palermo, aveva già individuato i legami tra territori molto prima che questi intrecci emergessero con chiarezza all’opinione pubblica.

A 39 anni da quell’episodio, l’Istituto Dell’Acqua di Legnano ha voluto riflettere sul presente e sul futuro della lotta alla mafia ospitando il magistrato Giovanbattista Tona, consigliere della Corte di Cassazione, che ha tenuto una lezione magistrale a studenti e docenti sul tema delle influenze della mafia nel tessuto socio-economico del Nord Italia. Una iniziativa organizzata dal dirigente scolastico dell’IS Dell’Acqua, Emanuele Giordano con la collaborazione dei professori Gianvito Sclafani, Marcella Abate, Flaminia Acconciaioco e di una nutrita rappresentanza di studenti e docenti delle classi quarte e quinte.

“I giudici uccisi negli anni ’90 sono la nostra vera scorta”

Tona è partito dalla figura di Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” ucciso nel 1990. Un uomo curioso, studioso, che decise di fare il pubblico ministero quando il reato di associazione mafiosa — introdotto solo nel 1982 — era ancora una novità nel codice penale italiano. Fu tra i primi a comprendere la natura pervasiva della mafia e la necessità di costruire un racconto giudiziario solido. «Livatino e i giudici uccisi negli anni ’90 sono la nostra vera scorta — ha affermato  — se oggi non si sono più verificati fatti come quelli di allora, è perché loro sono morti. La vera protezione ci arriva dalle motivazioni delle sentenze che hanno scritto».

“Oggi la mafia offre servizi sfruttando le fragilità”

La mafia in generale sfrutta le debolezze, si insinua con l’intimidazione più che con la minaccia. E anche le nostre province sono terreno fertile. Oggi la criminalità organizzata ha abbandonato in parte la violenza esplicita e si è evoluta in un soggetto che offre servizi, soprattutto nei territori fragili. «La criminalità ha cambiato  linguaggio, offre il servizio che il territorio richiede», ha poi detto Tona portando esempi concreti: dal caporalato che trova manodopera a basso costo, alle ecomafie che smaltiscono rifiuti in modo illecito, fino ai nuovi strumenti tecnologici. «Le organizzazioni criminali hanno una mentalità aperta all’innovazione, i loro affiliati sono multitasking. Per contrastarli dobbiamo avere capacità analitica, ricostruire pezzo per pezzo, senza perdere il riferimento ai nostri maestri del passato».

“Scegliete da che parte stare”

L’invito agli studenti è quindi quello di alzare le antenne e scegliere da che parte stare: «Quando pensiamo che la vita fa schifo, pensiamo al miracolo che siamo. E cerchiamo di capire perché siamo qui e come possiamo rendere questo un posto migliore», ha detto Davide Lorenzano, autore del docufilm “Il giudice di Canicattì” andato in onda su Rai Storia, che ha accompagnato il dibattito. Mentre il sindaco di Legnano, Lorenzo Radice ha richiamato alla responsabilità che ognuno di noi ha nel contrato alla criminalità organizzata: «Tendenzialmente le mafie oggi non vengono a sparare ma si offrono come prestatori di servizi quando leggono che c’è una fragilità. Anche voi studenti siete un “target” e la responsabilità ce l’avete già. Quando la sera vi divertite e magari vi fumate una canna state partecipando a un sistema». Il primo cittadino ha inoltre ricordato che è stata di recente Istituita la commissione antimafia dell’Alto Milanese 

La testimonianza

Forte la testimonianza della professoressa Paola Gallo Stampino, figlia di Guido Gallo Stampino, commerciante simbolo della lotta al racket e al pizzo. Titolare di un negozio con la moglie a Cerro Maggiore, aveva denunciato i suoi strozzini. Fu riconosciuto vittima e poté accedere al fondo di solidarietà per le vittime del racket: «I miei genitori sono stati minacciati, ma hanno avuto il coraggio di denunciare. Hanno scelto la strada più difficile, quella della legalità. Mio padre ha vissuto sotto scorta, e la nostra famiglia ha pagato un prezzo alto. Ma grazie a loro io e mio fratello abbiamo potuto costruirci una vita libera. Questa realtà esiste anche qui. Potrebbero essere i vostri vicini di casa. È successo nel nostro territorio», ha detto con voce ferma. Tra i relatori è intervenuto anche l’avvocato Luca Marrelli, Consigliere regionale e vice Presidente Commissione Speciale “Antimafia, anticorruzione, trasparenza ed educazione alla legalità”. All’organizzazione dell’evento, aperto con i saluti del dirigente scolastico dell’IS Dell’Acqua, Emanuele Giordano, hanno collaborato i professori Gianvito Sclafani, Marcella Abate, Flaminia Acconciaioco. In sala erano presenti una nutrita rappresentanza di studenti e docenti delle classi quarte e quinte che hanno posto numerose domande ai relatori stimolando il dibattito.

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 02 Aprile 2025
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