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La figlia del commerciante di Cerro Maggiore che denunciò i suoi strozzini: “Scegliete la legalità”

Paola Gallo Stampino, figlia di Guido Gallo Stampino, commerciante simbolo della lotta al racket e al pizzo, ha portato la sua testimonianza al Dell'Acqua di Legnano

«Ringrazio mio padre e mia madre perché hanno scelto la via più difficile, quella della legalità». A parlare, davanti a un’ampia platea di studenti del Dell’Acqua di Legnano, nell’ambito di un evento sulla legalità, è la professoressa Paola Gallo Stampino, figlia di Guido Gallo Stampino, commerciante simbolo della lotta al racket e al pizzo morto a 71 anni. Titolare di un negozio con la moglie a Cerro Maggiore, aveva denunciato i suoi strozzini. Fu riconosciuto vittima e poté accedere al fondo di solidarietà per le vittime del racket. Oggi, a distanza di molti anni, Paola – quando sono successi i fatti frequentava il liceo –  porta la sua testimonianza nelle scuole: «I miei genitori avevano un negozio a Cerro – ha raccontato la figlia – e in un momento di difficoltà sono stati raggiunti dalla ‘Ndrangheta. Loro hanno scelto la strada della legalità rifiutando di pagare il pizzo. Sono stati minacciati e hanno avuto il coraggio di denunciare. Sono andati dai Carabinieri e c’è stato un processo».

«Le persone coinvolte erano dell’‘ndrangheta – ha spiegato -, erano della zona, abitavano qui, tra San Vittore, Canegrate e i comuni limitrofi. I miei genitori mi hanno protetto. Io li ringrazio, perché questa storia l’ho vissuta di riflesso. Avevo la vostra età, i vostri sogni. E grazie a loro ho potuto studiare. Anche mio fratello è riuscito a fare la sua strada. Ringrazio mio padre e mia madre perché hanno scelto la via più difficile. Sarebbe stato facile per loro fare il lavoro sporco, fare i prestanomi della mafia. Avrebbero potuto diventare ricchi, stare bene, ma non avrebbero vissuto nella legalità».

I genitori di Paola Gallo Stampino sono stati i primi, nel nostro territorio, a essere riconosciuti dallo Stato come vittime di mafia: «Lo Stato ci ha dato un risarcimento – ha raccontato -, questo è stato importante. Quello che vorrei farvi capire è che tutto questo non è lontano. La mafia è anche qui, in Lombardia, dove ci sono i soldi e agiscono sulle fragilità delle persone. Quando si sono accorti che due commercianti — i miei genitori — erano in una situazione di difficoltà, si sono presentati come “amici” per aiutarli. E da lì è cominciato tutto. Quello che dovete fare ogni giorno è scegliere di vivere nella legalità: a scelta più facile alle volte non è la scelta giusta».

Il magistrato Tona al Dell’Acqua di Legnano: “Oggi la mafia offre servizi sfruttando le fragilità”

 

Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 02 Aprile 2025
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