Polo Baraggia, Vivere Rescaldina “boccia” il progetto di Cerro Maggiore: “154mila camion in dieci anni”
La civica di centrosinistra al timone di Rescaldina prende posizione contro il progetto di Cerro Maggiore, invitando a firmare la petizione del "Comitato no discarica"

Mentre il “Comitato no discarica” si prepara a scendere in piazza domenica 30 marzo per raccogliere firme contro il progetto ai blocchi di partenza per il futuro del Polo Baraggia, “bollandolo” come intervento «mascherato da riqualificazione ambientale» e «riapertura di fatto della discarica», arriva – ed era nell’aria – un’altra bocciatura per la proposta messa a punto da amministrazione comunale di Cerro Maggiore e operatore per il destino dell’area a cavallo con Rescaldina, già al centro di tante battaglie contro l’allora discarica negli anni ’90.
A dire “no” al progetto questa volta è Vivere Rescaldina, civica di centrosinistra al timone del Comune, che già da quando l’intervento si è profilato all’orizzonte durante la campagna elettorale cerrese nel 2023 non ha mai nascosto di avere più di un dubbio. «Sette camion l’ora per dieci ore al giorno quanti camion fanno – si chiede Vivere Rescaldina sui social -? E per cinque giorni alla settimana? E per quattro settimane al mese? E per undici mesi? E se tutti questi camion li moltiplichiamo per dieci anni? Siamo arrivati a conteggiare 154mila camion. Sarebbe una colonna lunga circa 1.800 chilometri: come da Rescaldina a Palermo… Ma tutta sul territorio di Rescaldina. Noi diciamo: “No grazie”. Anche per questo motivo, Vivere Rescaldina appoggia e chiede di firmare, la petizione del “Comitato no discarica” di Cerro Maggiore».
L’intervento prevede il riempimento in dieci anni della cavità con terre, rocce di scavo e materiali assimilabili che rispettino i valori di concentrazioni soglia di contaminazione nel suolo e nel sottosuolo stabiliti per i siti ad uso commerciale ed industriale indicati – nella cosiddetta colonna B – dal Testo Unico Ambientale, con una destinazione finale dell’area in linea con quella prevista dal PGT, che la individua come area pubblica per la produzione di energia rinnovabile.
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