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Perchè è in atto uno scontro durissimo sulla riforma della giustizia?

Il punto su cui la battaglia è più aspra è la separazione delle carriere dei pubblici ministeri da quella dei giudici. Se da un lato aumenta il grado di terzietà dei giudici dall'altro si aprono interrogativi sull'indipendenza dei pm

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Il disegno di legge di riforma della magistratura introduce significative modifiche al sistema giudiziario italiano, sancendo la separazione tra la carriera dei magistrati giudicanti e requirenti e ridefinendo l’assetto del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

Riforma della Magistratura: separazione delle carriere e nuova governance del CSM

La riforma prevede l’istituzione di due distinti CSM: uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. La composizione di questi organi avverrà tramite sorteggio, sia per i membri togati sia per quelli laici, che saranno selezionati da un elenco predisposto dal Parlamento. La riforma esclude il CSM dalla competenza sui procedimenti disciplinari, trasferendo questa funzione a una nuova Alta Corte disciplinare, composta da 15 membri, tra magistrati e giuristi, anch’essi selezionati mediante sorteggio.

Un’altra innovazione riguarda la Corte di Cassazione, che potrà nominare consiglieri per “meriti insigni”, inclusi pubblici ministeri con almeno 15 anni di esperienza. Questa previsione rappresenta un’eccezione alla separazione delle carriere, consentendo ai magistrati requirenti di accedere a funzioni giudicanti.

Il provvedimento demanda alla legge ordinaria dettagli cruciali, come le modalità di concorso e la formazione dei magistrati, sollevando interrogativi sulla futura applicazione della riforma.

Quali sono i pro e i contro?

I Pro: più terzietà e un processo più equilibrato
Uno degli argomenti principali a favore della riforma è la garanzia di maggiore imparzialità dei giudici, che oggi condividono formazione e percorso di carriera con i pubblici ministeri, generando il rischio di una vicinanza culturale tra accusa e giudizio. Separare i ruoli rafforzerebbe la neutralità del magistrato giudicante.

Inoltre, la separazione delle carriere avvicinerebbe il processo italiano ai modelli accusatori, come quello anglosassone, rendendo il pubblico ministero più simile a un avvocato dell’accusa e bilanciando il confronto con la difesa. Un altro punto a favore riguarda l’eliminazione della possibilità per un magistrato di passare dal ruolo di PM a quello di giudice e viceversa, garantendo maggiore coerenza nella funzione svolta (in realtà oggi avviene solo nello 0,5% dei casi anche grazie a riforme recenti che ne hanno limitato il passaggio). Infine, il pubblico ministero avrebbe un ruolo più definito, distinguendosi chiaramente come parte del processo e assumendo una maggiore responsabilizzazione per eventuali errori investigativi.

I Contro: rischi per l’indipendenza del PM e maggiore burocrazia
Uno dei principali timori riguarda la possibile perdita di indipendenza del pubblico ministero. Attualmente, i PM sono autonomi dal potere politico, ma una separazione delle carriere potrebbe aprire la strada a una riforma del loro status, esponendoli a pressioni da parte dell’esecutivo.

Un altro aspetto critico è la possibile insorgenza di ritardi e inefficienze nel sistema giudiziario. Una separazione rigida potrebbe ostacolare il coordinamento tra giudici e PM, rallentando indagini e processi. Inoltre, la riforma richiederebbe una modifica costituzionale, dato che l’articolo 104 della Costituzione prevede attualmente un’unica magistratura. Ciò renderebbe il percorso legislativo lungo e politicamente complesso.

Infine, la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura potrebbe aumentare la burocrazia e le difficoltà di gestione tra i due organi, invece di semplificare l’ordinamento giudiziario.

La separazione delle carriere rappresenta un cambiamento profondo che potrebbe garantire maggiore imparzialità ai giudici e un processo più equilibrato, ma al tempo stesso pone interrogativi cruciali sull’indipendenza del pubblico ministero e sulla funzionalità del sistema giudiziario. Qualsiasi intervento in questa direzione richiederà un’attenta valutazione per evitare effetti negativi sulla giustizia italiana

Redazione
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Pubblicato il 27 Febbraio 2025
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